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Salento, luoghi e leggende

Il Salento è una terra antica, crocevia di popoli, tradizioni e culture millenarie che si rincorrono fin dall’alba dei tempi. In nessun altro posto della Puglia la storia e la leggenda si intrecciano tra le strade, le pietre, il mare e le canzoni, dando vita a racconti capaci di affascinare adulti e bambini di ogni generazione. Abbassate le luci, e scoprite insieme a noi alcune delle leggende più suggestive del Salento!

Otranto e la Torre del Serpe

Il simbolo della città di Otranto, è quello di un serpente avvolto ad una torre. La leggenda narra infatti di un gigantesco serpente marino che, durante la notte, risaliva la scogliera per bere l’olio della lanterna in cima alla torre, privando il faro della sua luce. Questo evento salvò la città: l’esercito Ottomano in conquista delle coste dell’Adriatico, non vedendo la luce per l’approdo, passò oltre e la città in quell’occasione si salvò dall’invasione.

Poesie e principesse

Roca, piccolo paese rurale le cui origini si perdono nella notte dei tempi. La leggenda vuole che una bellissima principessa amasse fare il bagno nelle acque salutifere della sua grotta. La bellezza delle principessa era così folgorante che ben presto la notizia si diffuse in tutta la Puglia. Fu così che  schiere di  poeti  provenienti  da  tutto  il  Sud dell’Italia si riunivano in quel luogo per comporre versi ispirati alla sua bellezza, e che, una volta arrivati, rimanessero colpiti dalle meravigliose acque cristalline, incessante fonte di ispirazione, e che ivi rimanessero per comporre versi sulle ninfe, sulle principesse orientali, sulle regine del nord. La fama del luogo durò tanto a lungo che ancora oggi è conosciuto come la Grotta della Poesia.

Un’altra interpretazione, meno romantica, vuole che il significato del suo nome sia legato anche al fatto che in passato fosse presente una sorgente di acqua dolce, in greco chiamata “posia”.

Le due sorelle

Torre dell’Orso è famosa per le sue acque sempre calme e pulite, anche durante il forte vento di tramontana. La leggenda narra di due sorelle, di cui una, presa da un’improvvisa e amore per il mare, i suoi suoni e i suoi profumi, si gettò tra le sua braccia in un disperato gesto d’amore. Nel tentativo di salvarla, si gettò anche l’altra sorella. Un pescatore sentì le urla, ma quando arrivò sul luogo non trovò niente: solo due faraglioni uguali che emergevano dalle acque, che giurò di non aver mai visto prima. Le due sorelle sono immerse nelle acque cristalline di Torre dell’Orso, a portata di tutti i bagnanti che vogliono toccare con mano questa incredibile leggenda.

Leuca: una sirena e un amore

Quella di Leuca, è una delle più belle mai raccontate. Parla di Leucasia, una bianca sirena che viveva nelle acque a Sud di Castro. Un giorno, vide il pastore Melisso, che pascolava le sue pecore sulla scogliera, e se ne innamorò. Iniziò a cantare per ammaliarlo, ma i suoi canti non attirarono Melisso, che era follemente innamorato di un’altra giovane, Aristula. La sirena, gelosa, organizzò una tremenda vendetta: quando i due giovani giunsero insieme sulla scogliera, scatenò una terribile tempesta con la sua coda. Le onde travolsero i due amanti e li portarono alla deriva, lontano l’uno dall’altro, facendoli poi annegare sulle punte opposte della baia. Il gesto della sirena non passò inosservato: la Dea Minerva, impietosita, decise di pietrificare i corpi di Melisso e Arìstula, nelle due punte della baia: punta Ristola e punta Mèliso, che ancora oggi protendono l’una verso l’altro, senza potersi mai abbracciare. Leucàsia, distrutta dal rimorso e persa la sua preziosa voce, si suicidò pietrificandosi anch’essa negli scogli bianchi di Leuca sita tra le due punte che la sua vendetta aveva separato.

La danza delle ninfee e dei fanciulli

A Giuggianello, il paese più piccolo del Salento, vi è un luogo, chiamato Collina delle Ninfee e dei Fanciulli. Presso le rocce sacre presenti nei dintorni, delle ninfee solevano danzare. Dei giovani fanciulli le videro, e guardandole, dissero che loro sapevano ballare meglio. Le ninfee allora li sfidarono a chi sapesse ballare meglio. I poveri giovani non si resero conto di gareggiare con esseri divini, pensando di confrontarsi con coetanee mortali; persero la sfida, e per punizione, le ninfee li trasformarono in alberi presso il loro santuario. Ancora oggi, la notte, c’è chi giura di sentir uscire dai tronchi una voce, come di gente che geme.

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