Tendenze

Millenials e turismo sostenibile: il binomio possibile

Giovani in viaggio e turismo sostenibile. Due concetti che, se non in totale antitesi, sembrano non avere molto in comune. Eppure, un recentissimo rapporto della WYSE Travel Confederation, che comprende anche studi e ricerche della UNWTO “New Horizons IV – Global study of the youth and student”, dimostra che è a partire dalla loro domanda che l’offerta turistica si può orientare verso prodotti e comportamenti sempre più sostenibili.

Quella presa in esame è la generazione Y, ovvero i nati tra la fine degli anni ’70 e la fine degli anni ’90, e lo specifico segmento dei Millenials, i nati tra metà degli gli anni ’80 e metà degli anni ’90. Cosa si aspettano queste persone da un viaggio? Quali caratteristiche di un prodotto turistico orientano la scelta e portano a preferirne uno piuttosto che un altro? 

Una delle risposte è riconducibile al valore delle esperienze. Vivere esperienze è di fondamentale importanza e i giovani viaggiatori cercano di metterne quante più possibile nel loro bagaglio. Quello che contraddistingue questi viaggiatori è infatti il viaggiare con uno scopo: sono alla ricerca di esperienze di viaggio significative ma educative, che mescolino immersione culturale, studio, apprendimento delle lingue, esperienza lavorativa e/o volontariato che aiutino ad ampliare le loro capacità e conoscenze. 

Quelle più richieste sono collegate al “living like a local”, ovvero vivere come una persona del posto, che si esplicitano in due modi. Il primo, è riconducibile alla sharing economy: invece di alloggiare in strutture ricettive impersonali, come B&B o alberghi, viene privilegiato il contatto con chi ospita. Pensiamo ad esempio a soluzioni di housesharing, couchsurfing, o modalità innovative legate al woofing (soggiorno in fattorie e aziende agricole, generalmente produttrici di prodotti biologici, in cambio di lavoro nei campi). 

Un altro tipo di esperienza richiesta è quella di attività outdoor, legate all’avventura e all’esplorazione dei luoghi. Valorizzare questo tipo di esperienze in modalità slow, come ad esempio i cammini, il biking, la scoperta delle aree rurali autentiche, è un modo eccezionale per creare un circolo virtuoso: si risponde alla domanda di autenticità dell’esperienza di viaggio e si orientano servizi e operatori turistici a portare avanti questo tipo di offerta. Il territorio, viene quindi valorizzato nel più assoluto rispetto. 

Il secondo, è legato all’offerta dei territori in termini di eventi quali festival musicali o del cibo. La percentuale dei viaggi legati alla partecipazioni a questi eventi, ha visto infatti un considerevole aumento negli ultimi anni. Quale modo migliore per scoprire la cultura di un luogo che non immergersi nel suo cibo, nella sua musica o nel suo folklore? Un esempio per tutti, la notte della Taranta. 

Questa spinta a sperimentare il “locale” durante il viaggio, oltre che ad un valore umano, sociale e culturale, ha un impatto economico diretto sulle comunità: i giovani infatti tendono a spendere nel tessuto locale, prediligendo fornitori e imprese locali, e questo può avere effetti positivi di ampia portata per le destinazioni.

Non va dimenticato, infine , il ruolo di trendsetter che hanno i giovani viaggiatori grazie all’utilizzo dei social media. Attraverso questi strumenti, i giovani tendono a creare brusio e interesse attorno a una destinazione, condividendo le loro esperienze nelle communities virtuali. Coetanei e non, tendono quindi a interessarsi, curiosare e valutare le diverse destinazioni ed esperienze che si vivono in loco, generando quindi maggiore domanda verso quei luoghi, verso quel tipo di attività e verso quello specifico modo di soggiorno.

Il compito per i territori, è quindi quello di saper accogliere la sfida lanciata dai Millenials di un turismo più sostenibile, autentico e responsabile. Un compito difficile ma non impossibile, se si considera anche che i mercati giovanili tendono ad essere meno volatili rispetto al mercato turistico nel suo complesso, e che subiscono di meno le crisi del settore.

Resta il fatto che le questioni relative alla sostenibilità e all’impatto che i viaggiatori hanno sui luoghi e sulle persone che visitano, continueranno sicuramente a essere poste e discusse e, in questo contesto, i viaggi giovanili sono un’opportunità per influenzare il cambiamento positivo nei comportamenti di viaggio sostenibili.

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Parole in viaggio – i nuovi vocaboli del turismo

Il turismo è dinamico: si aggiorna in base alle richieste del pubblico, si adatta alle nuove tendenze, risponde ai bisogni di viaggiatori sempre più attenti. Allo stesso modo, anche le parole che descrivono comportamenti, tendenze e target si aggiornano e si moltiplicano: scopriamo quali sono.

Digital nomad (nomade digitale): viaggiatori e/o lavoratori in remoto, che usano le tecnologie digitali per supportare uno stile di vita indipendente (blogger, social media manager, scrittori, sviluppatori etc…) 

Flashpacker (o Poshpacker): viaggiatori in uno stile flessibile e low-cost, ma sono disposti a spendere all’occorrenza per comfort. Il Poshpacker adotta la stessa filosofia del Flashpacker, ma è più focalizzato sull’unicità del prodotto e dell’esperienza di viaggio

FOMO, acronimo di Fear Of Missing Out: un viaggiatore stimolato dalla paura di poter perdere l’occasione della vita se non intraprende quel particolare viaggio. Basato sulle tendenze del momento, soprattutto quelle visibili che fanno da “trend topic” nei social media.

Gap year, anno sabbatico: l’anno di pausa che in genere si prende tra la fine della scuola superiore e l’inizio dell’Università. In questo gap, molti giovani sono disposti a viaggiare soprattutto se hanno la possibilità di lavorare in loco, per poter vivere un’esperienza all’estero e potersi sostenere allo stesso tempo.

Glamping: campeggio all’aria aperta che però presenta diversi comfort non associati tradizionalmente ai campeggi tradizionali, come ad esempio letti, elettricità diffusa, accesso a servizi igienici al chiuso. 

Woofing: soggiorno in fattorie e aziende agricole, generalmente produttrici di prodotti biologici, in cambio di lavoro nei campi.

Couchsurfing: letteralmente “surfare sul divano”. È una rete di ospitalità diffusa nella quale si ospita gratuitamente una persona in casa che in cambio si offre di dare una mano o contribuire alla vita quotidiana cucinando, facendo la spesa, tenendo in ordine etc… 

“Off the Grid” / Digital Detox: molte persone si sentono irritate a causa della costante connessione ai dispositivi digitali che usano per lavoro: telefoni, pc, messaggi e notifiche che continuano ad arrivare in continuazione, spesso anche nel tempo libero. Tutto il tempo trascorso fuori dalla rete o senza connessione assume un valore importantissimo per recuperare il contatto con sé stessi, rilassarsi e potersi digitalmente disintossicare.

Bleisure: unione tra business travel e leisure travel, ovvero tra viaggio di lavoro e di piacere. A viaggi o trasferte di lavoro sono associate visite, degustazioni etc… o ci si trattiene nei luoghi per visitarli da turista una volta finito il periodo lavorativo. 

Au pair: assistente domestica di un Paese straniero che lavora e vive in una famiglia ospitante e che generalmente si prende cura di figli o anziani in cambio di vitto, alloggio e ospitalità. Questa attività è spesso associata a periodi di permanenza all’estero legati a motivi di studio 

Marzia StentiParole in viaggio – i nuovi vocaboli del turismo
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